La rana scarlatta #10

ottobre 26, 2007

Don Marallanos sorseggiò un po’ di bibita dal proprio bicchiere e poi fissò il detective dritto negli occhi.    

     «Hai un bel corajo a hablar acussì, muchacho! E dime, cosa te fa pensar ch’io abbia el talisman?».    

     «Un’intuizione». Duccio pensò fosse meglio non nominare Cosimo.    

     «Un’intuicion che potrebbe farti butar en el fiume con dos gambales de ciemento».

Duccio deglutì e prese a sorseggiare il suo limoncello, tanto per prendere tempo. Poi riprese:    

     «Don Marallanos, è noto che tutto ciò che ha a che fare con il sud America e Cuba in particolare in questa città, prima o poi passa da lei. Sarebbe strano se una cosa del genere accadesse senza che lei ne fosse al corrente».    

     «Tu es muy impavido o muy idiota. Comunque sia, vojo darte ena dritta: no so niente del fuerto. Me soy espiegado?».

Stavolta si stava arrabbiando sul serio e Duccio non poté far altro che annuire. D’altra parte non poteva che essere così: uno che ti offre da bere nella sua terrazza non può che essere una persona per bene.    

     «Tu tienes fegato, muchacho. – riprese il boss – Es muy difficil accusar don Marallanos in sua casa y andar fora con todo los gambos. Por el tuo corajo, te facio la gracia, ma ocho: ricuerda che devi un favor a don Marallanos».    

     «Me ne ricorderò, don».

Così dicendo, Duccio si accomiatò dal Marallanos e si avviò barcollando verso l’uscita.

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Storiella

ottobre 25, 2007

Riporto qui di seguito la storia che avevamo inventato una delle ultime sere a Bressanone.

Quando mi ricordo di quel fesso dello zio Giuseppe, immancabilmente penso intensamente al suo cavallo.

Il puledro dello stalliere invidiava quella coda potente ed elegante che assediava Troia.

“Rammento quella troia” disse lo zio calvo Ettòrre che imprecava contento spazzolando continuamente il capo chino bruno del cavallo.

“Ohibò!” Diceva grattandosi con passione e soddisfazione le piante nasali con infinito disgusto.

Infatti quando grattava le gioie della sorella illibata di Giuseppe, tendeva a svenire come un morto.

(Quella sera fu coniata anche la celeberrima espressione “Professore, mi perdoni, ma lei è un maiale”).

La storia di Jenny e Jonny

ottobre 15, 2007

Da un po’ di tempo Jenny aveva delle strane voglie.

“Oggi avrei proprio voglia di un bel dolce alle pere”, pensò Jenny, ma

Jonny era seduto in poltrona dopo una lunga giornata di lavoro.

Scocciata Jenny disse a Jonny:

“Ueh, guagliò, cattate na scala e sali sull’albero”.

Jonny scese dall’albero di pere del giardino con una borsa piena di frutta.

Entrò nella vecchia casa cigolante.

Jenny sorrise con gioia davanti alla finestra della nonna.

E alla fine tutte le pere dell’albero contribuirono alla formazione del dolce.

La storia che avete appena letto è il risultato di un gioco creativo a più menti e a più mani, effettuato da quattro Krapfein venerdì sera dopo cena. Si scrive per prima cosa l’ultima frase, dopodichè ognuno a turno aggiunge la precedente.

La rana scarlatta #9

ottobre 10, 2007

     Ursus e Fuffi seguivano diligentemente le indicazioni dategli dai loro padroni:

     «Fate in modo che non si muova di qui!»

Duccio, da parte sua, non si sarebbe mai azzardato a muovere nebbeno un sopracciglio di fronte a quei due pittbull. La leggenda voleva che li avesse addestrati Marallanos in persona, lottando contro di loro in un combattimento clandestino, battendoli. Così, si rassegnò ad aspettare; rimase seduto per un’ora buona, prima che qualcuno entrasse nella stanza in cui era rinchiuso. Non sapeva esattamente dove si trovasse: dopo che i due giannizzeri l’avevano fatto salire sull’auto, era stato bendato e imbavagliato e slegato soltanto dopo essere stato fatto entrare in quella che doveva essere una specie di stanza degli ospiti (niente libri, niente vestiti, niente cancelleria sulla scrivania; solo mobilio con un dito di polvere sopra).Quando l’uomo che era venuto a chiamarlo lo fece uscire, seguito da Ursus e Fuffi, si ritrovò in un lungo corridoio con molte porte sia sulla destra, sia sulla sinistra. Doveva trattarsi di un albergo.    

     «Dove mi sta portando?».    

     «Dal capo. Ora taci e cammina».

Marallanos. Stava per incontrarlo dunque. Non sapeva se esserne spaventato o incuriosito. Probabilmente un misto dei due. Doveva aspettarsi un personaggio tipo Darth Vader o una specie di padrino alla Robert De Niro? E poi c’era l’altra domanda che gli ronzava in testa, quella di cui probabilmente non avrebbe voluto sapere la risposta: cosa ne avrebbe fatto di lui? Assieme allo scagnozzo e ai due cani iniziarono a salire le scale e piano dopo piano, arrivarono alla terrazza. Li c’era lui, il Marallanos, che si faceva servire una cockatil da quella che doveva essere la controfigura di Pamela Andersson in Baywatch. Lui era molto diverso da come se l’era immaginato: niente casco nero e niente sigaro. Portava gli occhiali e aveva una leggera calvizie; sembrava un incrocio tra Silvio Orlando e Dario Vergassola.     

     «Siediti nella sdraio di fronte alla sua e chiamalo “don”. Se fai il bravo, forse, ne uscirai vivo».

Con le gambe un po’ tremolanti, Duccio eseguì e si ritrovò di fronte all’uomo più temuto del paese.     

     «Salve, don Marallanos».    

     «Oh, ecco un hombre a modo. Conosci il galateo, bravo».

Duccio emise un sospiro di sollievo.    

     «Sai, – riprese il boss congedando la cameriera – me se dise che tu es una specie di… como se dise aqui? Investigatore…»    

     «Io? Noooo! – Duccio si rese conto, dallo sguardo del don, che forse era meglio non mentire – Si, sono un detective».    

     «Bien, tu es sincero. E dime, cosa sierca un detective nel quartier cubano?».

Duccio decise di uscire allo scoperto: aveva già capito che mentire sarebbe stato peggio.    

     «Hanno rubato la rana scarlatta e io penso che lei sappia dove si possa trovare». 

CONTINUA 

Aforisma

ottobre 1, 2007

Il destino è scritto nelle stelle. Purtroppo, io sono miope.

La rana scarlatta #8

settembre 28, 2007

Il detective Duccio stava per replicare quando vide la faccia del giovane assumere un’espressione terrorizzata.     

      «Ecco il suo krapfen signore – disse porgendogli un krapfen alla crema – ora devo andare, io non so niente, io non la conosco».

Il ragazzo cominciò a correre via spingendo il suo carrello, mentre Duccio rimase imbambolato a guardarlo scappare.        

      «Chissà cosa gli ha preso», pensò cercando di addentare quella che doveva essere la sua colazione. Nello stesso momento in cui aveva morso la sua pasta, vide le serrande delle finestre che si chiudevano una dopo l’altra, mentre una macchina nera arrivava a tutta velocità nella sua direzione.     

      «Ma che diavolo…?» ebbe il tempo di dire, prima che due energumeni lo trascinassero dentro la vettura e gli infilassero un intero krapfen in bocca, con l’intento di impedirgli di urlare. Quando finalmente riuscì a deglutire, la macchina si trovava già fuori città.    

      «Si può sapere chi siete e cosa volete?».

I due ceffi gli lanciarono una risatina di scherno.    

      «Siamo la banda dei Marallanos» disse uno.    

      «E non ci piacciono le spie» completò l’altro.    

      «Spie? – domandò Duccio – Ma io so a malapena della vostra esistenza».

     «Raccontala a un altro» gli ringhiò il primo dei duee così dicendo gli mostrò la copia de “Il coccodrillo”.

 il-coccodrillo2.doc

CONTINUA

La rana scarlatta #7

settembre 23, 2007

Cosimo non gli era stato di grande aiuto. “Come al solito”, pensò Duccio. “Ogni volta che si cerca una qualche informazione Cosimo inizia a straparlare e non arriva mai al dunque. Da anni è considerato uno dei migliori informatori della polizia, ma a me proprio non pare una fonte attendibile. I suoi cockail a base di cima di rapa, poi, fanno proprio vomitare!”.

Vagando per il parco senza meta, senza far caso all’olezzo di stagno che si portava appresso dopo la notte passata in mezzo all’erba ad osservare le rane, Duccio si scervellava per trovare un modo per ottenere informazioni dalla folta comunità cubana presente in città. La cosa non era affatto semplice; per riuscire a fare amicizia con loro si deve essere in grado di ballare tre salsa e due merengue senza sbagliare un passo e per Duccio questo è del tutto impensabile. L’unica volta che aveva ballato alla sua comunione con la nonna, le aveva fatto involontariamente lo sgambetto e l’aveva fatta cadere sulla torta. Da quel giorno provava una repulsione profonda per il ballo e per la musica dal vivo.

“Ehi tu, lo vuoi un krapfen?” chiese una voce gioviale alle sue spalle.

Duccio si bloccò di colpo e si girò. Un carrettino del tutto simile a quello dei gelati stava facendo il giro del parco con il suo carico di bomboloni e cornetti.

“Mi sembri piuttosto malmesso stamattina; se vuoi te ne offro uno”.

“Ok, vada per uno alla marmellata”, boffonchiò Duccio ancora sorpreso dalla gentile offerta.

“Mi spiace amico, in questo parco i krapfen alla marmellata sono proibiti. Solo alla crema o alla Nutella”.

“Oh mio Dio! Krapfen alla Nutella, che schifezza! Chi è che proibisce quelli alla marmellata qui?”

“Guarda che tu non puoi andartene in giro a chiedere queste cose così liberamente senza rischiare grosso”, disse il venditore abbassando la voce di due toni, “qua lo sanno tutti che questo parco è zona della famiglia dei Marallanos e loro odiano i krapfen alla marmellata. I Marallanos controllano lo spaccio di krapfen e cornetti di tutta la zona e di tutte le ricreazioni delle scuole del quartiere”.

“Marallanos eh? Non sono di qui, immagino.”

“Devi essere proprio un deficiente. Secondo te nel quartiere cubano chi dovrebbe governare? Il partito comunista o la polizia italiana? E’ ovvio che sono tutti cubani, sia i buoni, sia i cattivi.”

“Bene” pensò Duccio “malavita organizzata cubana. E’ quello che ci vuole per ottenere le giuste soffiate”.

Mantenendo l’aria da allocco migliore che potesse (e non doveva fare, invero, un grande sforzo) Duccio si rivolse al venditore.

“Dove si possono trovare questi Marallanos, che ci dovrei fare quattro chiacchiere?”

“Amico sei proprio uno scemo se pensi che loro si facciano trovare così dal primo barbone che capita. Non sono affari miei però, quindi se vuoi vedertela brutta, vai ogni secondo martedì del mese all’entrata del parco e vedrai due dei tirapiedi dei Marallanos ritirare le mazzette dal carrettino che presidia la zona. Fai attenzione però, se sospettano di qualcosa sono spietati. Si racconta che ad un sospetto impiccione abbiano fatto mangiare tutti i krapfen del carretto, fino a fargli uscire la crema pasticcera dalle narici”.

CONTINUA

Un cuore per Cambi

settembre 22, 2007

Scusate, sono un po’ imbranata, ma volevo dare un piccolo contributo per il povero Cambi, e ho trovato una cosa che potrebbe aiutarlo quando ha voglia di fare cose di cui poi dovrebbe pentirsi, per il bene della sua carriera e come alternativa all’autobiografia… ci provo, se faccio pasticci perdonatemi.

Katja

La rana scarlatta #6

settembre 22, 2007

Guardando il commissario che se ne andava furente, Duccio non seppe trattenere un ghigno. Sapeva che lo considerava un idiota e lui, allora, avrebbe giocato a sembrare nolto più idiota di quanto potesse immaginare. Che spasso la faccia di Cambi quando gli aveva detto che stava studiando le rane. Ora però doveva ricomporsi: non era andato li per poltrire, ma per parlare con un informatore. Peccato che questi fosse proprio il barista del locale in cui era entrato il commissario e così aveva dovuto attendere che questi uscisse.    

«Buon giorno Cosimo».    

«Duccio, carissimo. Qual buon vento?».    

«Vento d’indagini! Ma prima versami un amaretto di Saronno».    

«Ecco qua. Allora, che bolle in pentola?»

Duccio porse al barman una copia de “Il coccodrillo”.    

 «Hai letto?»    

«Oh, certo! Piranha al luna park. Brutto affare».    

«Mmm… No, per la verità parlavo del furto?».    

«Un furto di piranha?».    

«Cosimo, per favore!! Il furto della rana scarlatta».    

«Oh, già, certo! Che diamine. La comunità cubana è incavolata nera».    

«Ecco, appunto. Per questo vengo da te: hai contatti con tutta la mala cittadina. Sai dirmi qualcosa in più rispetto a quello che raccontq il giornale?».    

«Ah, io di storie te ne posso raccontare quante ne vuoi, ma…».

Il barman fece l’inequivocabile gesto di sfregare pollice e indice tra loro. Duccio gli porse una banconota da 20€.Il signor Cosimo si schiarì la voce e iniziò a raccontare.     

«Ho qualche amico nel quartiere cubano e qualche giorno fa abbiamo fatto una chiacchierata assieme. Mi ha raccontato che gli anticastristi sono un po’ agitati in questo periodo e sembra stiano progettando qualcosa che possa infastidire il vecchio Fidel».     

«Mi stai dicendo che i ribelli cubani in Italia avrebbero rubato la rana scarlatta per fare un dispetto a Fidel Castro?».    

«No, questo l’hai detto tu. Comunque, se così fosse, sarebbero cavoli acidi».

Duccio rimase in silenzio a riflettere. Ma non gli veniva in mente niente. Prese il bicchiere dal bancone, in cui l’amico aveva versato un koktail e lo portò alle labbra. Appena l’ebbe assaggiato, lo sputò.    

«Cosimo La Neve, i tuoi koktail fanno sempre più schifo».

Detto ciò, uscì dal locale sbattendo la porta. 

CONTINUA

La rana scarlatta #5 Il grande sonno

settembre 20, 2007

Lasciò il bar e si diresse verso il parco, per una passeggiata distensiva. Fu lì che lo vide, proprio vicino al bordo del laghetto. Un corpo, riverso per terra, il braccio destro disteso sopra la testa. Che diavolo era successo? Cambi si avvicinò, e non potè evitare di notare una rana nell’acqua, sopra una foglia, a pochi metri dal corpo. Avvicinatosi al corpo, lo girò, e la bocca si contorse in una smorfia repressa a stento.

«Duccio!»

Gli tastò subito il polso: era vivo. Quasi ringhiando, diede uno schiaffo al detective per farlo rinvenire.

«…cosa? Eh? Giotto, sei tu?…»

«Ma quale Giotto e Giotto! Io ti mando in galera, ora sei diventato anche barbone! Dannato idiota…»

Duccio alzò la testa e fece per sedersi. Il commissario Cambi lo spinse nuovamente per terra, fissandolo con astio.

«Vuoi dirmi che diavolo stavi facendo?»

«eh…io… ehm… studiavo le rane. Devo essermi addorm…»

«Studiavi le rane?»

«Sì! Loro, se sai ascoltarle, possono raccontarti molto… e dato che è una rana quel che sto cercando, volevo capirne di più sul loro mondo…»

Il commissario lo fissò per qualche secondo, poi si lasciò andare sulle ginocchia, appoggiando i palmi delle mani a terra.

«Dimmi che non sei figlio suo… non è possibile, tutto questo dev’essere uno scherzo…»

«Uno scherzo? Ma allora, non è vero che hanno rubato la rana?»

Il commissario ebbe uno scatto d’ira, si voltò verso Duccio, quindi si alzò in piedi.

«Infatti», disse, «è uno scherzo, dunque smettila di provare a fare il poliziotto e torna in quel tuo rifugio per topi. Addio».

E se ne andò, lasciando Duccio nel dubbio.

CONTINUA